La Voce di Trieste

Cosa sta accadendo veramente in Italia: il Governo Monti

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In Italia i giornali si fanno problema solo di riempire le pagine, ed i politici e partiti le tasche ed il sacco dei voti. Mentre le categorie sociali ed economiche hanno diritto e ragione a difendere i loro interessi minacciati: sacrosanti quelli dei pensionati e dei lavoratori deboli (dipendenti ed autonomi, tassisti inclusi) ed opinabili, ma in buona parte legittimi, quelli dei benestanti.

Ma è così che sul governo d’emergenza tecnico, e necessariamente politico, di Mario Monti si legge e si sente di tutto su due correnti principali contrapposte, altrettanto sbagliate e perciò a rischio di autolesionismo: quella del credito totale ed acritico a Monti, e quella ipercritica che gli attribuisce propositi nefandi.
L’errore di ambedue sta nell’eccesso di attenzione al dettaglio senza un’analisi strategica. Che tenga conto cioè della realtà dinamica generale e complessiva in cui si svolgono i singoli eventi. Ed è solo questa la chiave per capire anche cosa sta accadendo veramente in Italia.

La tempesta finanziaria incontrollabile
La realtà dinamica generale è quella della crisi planetaria, preannunciata e meccanicamente inevitabile, dell’economia finanziaria sovrannazionale che ha parassitato il capitalismo produttivo, e ne è divenuta dominante dopo la liquidazione – ufficiale in Russia ed ufficiosa in Cina – delle alternative collettiviste.
Il risultato è una crisi economica mondiale di cui si possono prevedere, come per una tempesta, le caratteristiche generali ma non i danni concreti. E che non si può quindi né controllare, né affrontare con regole fisse, ma solo con strategìe dinamiche via via improvvisate da mano esperta ben salda sul timone, e preghiere che vada bene.
L’Italia si è trovata invece nella tempesta con una stuttura economica buona (il bilancio primario, senza calcolare il debito, è attivo) ma sovraccaricata da un indebitamento abnorme, e con al timone ed in sala macchine la classe politica più inetta, cialtrona e corrotta della sua breve storia, e per di più autoprotetta da un sistema elettorale antidemocratico a circuito chiuso.
Il Paese rischiava perciò non solo affondare lui, ma per la sua stazza geoecoomica anche di trascinare a fondo il resto dell’Unione Europea, destabilizzando tutti gli equilibri strategici euroatlantici con conseguenze globali a catena.

Il commissariamento tecnico-politico
Era perciò evidente già nel 2010 (quando infatti lo scrivemmo) che per l’Italia era necessario ed urgente commissariare in via provvisoria quella sua marmaglia politica con un governo d’emergenza internazionalmente presentabile, tecnicamente capace di navigare a vista nel mare finanziario in burrasca, affidato perciò a Monti o a Draghi ed incaricato anche di reintrodurre un sistema elettorale democratico.
L’operazione concreta ovviamente il paradosso dell’adottare uno strumento non democratico per ripristinare la democrazia assieme all’amministrazione produttiva di un Paese, ma è procedura politica antica e collaudata, la cui correttezza sta poi nell’etica di gestione.
Lo si fa anche per le amministrazioni elettive locali finite in mano a mafiosi corrotti ed irresponsabili, che come tali non hanno il diritto di lamentarsene. E la differenza col Parlamento attuale è solo di grado.
Questa è esattamente la genesi e ragione dell’attuale governo Monti in Italia, che si trova ora a dover guidare il Paese a vista nell’uragano economico conservando credito internazionale, giostrando credibilmente con le parti sociali riforme interne reali o di facciata, e tenendo a bada la ciurma politica deteriore commissariata, che pensa solo a recuperare voti futuri.

Perché l’opposizione sociale aiuta
Ma a questo punto, con altro paradosso, non sono le opposizioni ma i consensi acritici a Monti (pur fondati sulla sfiducia strameritata dai partiti e politici attuali) che diventano pericolosi per la democrazia e per il governo stesso.
Perché aumentano il rischi che il commissariamento venga fatto degenerare in forme di oligarchia sostanzialmente dittatoriali, e diminuiscono la conflittualità sociale, fornita invece dagli oppositori, che consente a Monti resistere alle richieste economiche internazionali più pesanti e distruttive.
Ne abbiamo un esempio perfetto nella storia dell’Austria-Ungheria, e quindi (dal 1382 al 1918) di Trieste. Il nostro imperatore illuminista Giuseppe II morì nel 1790 in durissima lotta contro i conservatori che contrastavano le sue eccezionali riforme (inventò anche la legislazione moderna sul lavoro, v. pag. 7). Gli succedette il fratello Leopoldo II, straordinario riformatore liberale del granducato di Toscana che primo al mondo aveva anche abolito la pena di morte. E dopo insediato a Vienna bloccò i conservatori col timore di rivolte creando in segreto gruppi rivoluzionari dei quali scriveva personalmente proclami e richieste. Con la sola complicazione che quando morì i suoi compagni rivoluzionari dovettero dimostrare

© 18 Febbraio 2012

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